Chi siamo

La nostra Fraternità

In settembre (2014) si è costituita la nuova fraternità, con frati provenienti da vari conventi del Piemonte e due frati dal Veneto: Luca Margaria (guardiano), Roberto Donà (vicario), Adalgiso Merlo, Mario Zambetti, Candido Bernardelli, Alberto Vaccaneo, Stefano Crepaldi, Luca Brescia, e Valentino Crugnoli, e i quattro vecchietti dell’infermeria: Emiliano Vallauri, Maurizio Roso, Paolo Angelo Locatelli e Firmino Rossoni.

Il compito affidatole è quello di sempre: vivere in fraternità, annunciare il Vangelo e portare a tutti il messaggio di "pace e bene".

La coloratura particolare, la nota specifica, che la fraternità vuole assumere è questa: diventare una fraternità di evangelizzazione (annunciare il Vangelo), "uscire" per portare questo annuncio di gioia a tutti.
Papa Francesco ce lo ricorda continuamente: "A volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire".

 Fra' Roberto Donà, vicario della fraternità e responsabile dell’evangelizzazione,spiega questo nuovo “volto” della fraternità attraverso la risposta ad alcune brevi domande.

D. - Prima di tutto: cosa dice oggi alla Chiesa San Francesco?

R - San Francesco ha ricevuto dallo stesso Cristo, a San Damiano ad Assisi, la missione di riparare la Chiesa. Come? Tornando ad una vita segnata dal Vangelo. Quindi San Francesco sta dicendo alla Chiesa che oggi, come ieri, deve tornare al Vangelo, deve mettere al centro Gesù: per San Francesco il Vangelo non è un libro ma una persona: Gesù. E il Vangelo non è un’ideologia ma una forma di vita.
Credo che il messaggio di San Francesco sia proprio questo: tornare al Vangelo, fare del Vangelo la regola di vita di ogni cristiano e la regola di vita della Chiesa stessa.

D. - Cosa sta portando alla Chiesa il Papa che ha scelto il nome del Poverello d’Assisi?

R. - Anche qui, direi, che Papa Francesco sta chiedendo alla Chiesa di tornare al Vangelo; sta portando alla Chiesa la freschezza e la bellezza del Vangelo. Durante il suo pontificato – certamente in continuità con i suoi predecessori – sta ricordando l’essenziale: il Vangelo; l’essenziale è Gesù Cristo e con lui i poveri, e con i poveri tutti coloro che appartengono al mondo delle periferie esistenziali e del pensiero. Quindi Papa Francesco, il Papa gesuita che ha scelto il nome del Poverello d’Assisi, ci sta portando una Chiesa vicina alla gente e ci sta chiedendo una Chiesa in uscita per andare ad incontrare tutti coloro che hanno un bisogno particolare sia a livello esistenziale di beni, sia a livello spirituale, perché chi ha Dio ha tutto, chi non ha Dio è il più povero che si possa immaginare.

 D. - Giustizia, Pace e Creato: tre dimensioni francescane di cui l’umanità oggi ha più bisogno che mai...

R. - Certamente Giustizia, Pace e Creato sono tre dimensioni profondamente francescane ma, prima di tutto, sono tre dimensioni evangeliche. La giustizia guarda al rispetto dei diritti della persona ed ha sapore profondamente evangelico: infatti la giustizia, attuata nel perdono, genera la riconciliazione e la pace.
Noi francescani utilizziamo il saluto “Pace e bene”, che non è altro che il desiderio della riconciliazione piena: pace con Dio, pace con noi stessi, pace con gi altri e pace con il Creato.
Pace con il Creato. È un’emergenza particolarmente sentita, oggi, perché – a dire la verità – stiamo distruggendo la casa dell’uomo. Quindi, è una responsabilità! Quando parliamo di ecologia non parliamo di qualcosa che può essere o può non essere! Non parliamo di un optional! Parliamo di una scelta in favore della creazione e quindi in favore dell’uomo. E quando parliamo di ecologia dobbiamo ricordare che secondo il patrono dell’ecologia – Francesco d’Assisi – questa è sempre teologica. Infatti nel Cantico delle Creature, parlando del sole, della luna, delle stelle… dice: "...perché di te, Altissimo, portano significazione". Quindi per noi credenti il Creato è un segno, un’icona e – come direbbe San Bonaventura – "un Sacramento".
Noi credenti non possiamo mai separare il Creato da Dio, il Creato dall’uomo.

D. - Come intendete muovervi concretamente?

R. - Francesco d’Assisi ci insegna a non tenere per noi la ricchezza che Dio ha riversato su di noi e il nostro desiderio più vivo è quello di metterci a disposizione principalmente della Chiesa che è in Novara, così come anche di altre diocesi, donando a tutti questa "ricchezza": la pace e la salvezza del Vangelo, la gioia di essere "frati del popolo", il dono della nostra fraternità e dell'accoglienza di vicini e di lontani, dei poveri, di chi ha soprattutto il cuore ferito, la vita ferita…: «Se non si è vicini alla gente e non si dà speranza, le prediche sono vanità. Si possono fare belle prediche, ma se non si è vicini alle persone, se non si soffre con la gente e non si dà speranza, quelle prediche non servono, sono vanità» (Papa Francesco).
È una specie di ritornello per noi: «Uscire, uscire e ancora uscire … Bisogna uscire, bisogna andare incontro agli altri per portare la luce e la gioia della nostra fede. Bisogna uscire sempre con l'amore e la tenerezza di Dio» (Papa Francesco).

D. - Quale messaggio desiderate comunicare?

R. – Vorremmo, come frati cappuccini di Novara, fare nostre le parole di Benedetto XVI durante la sua ultima udienza generale in piazza san Pietro, tenutasi mercoledì 27 febbraio 2013:
«Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno, anche nella fatica. Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini.
Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano.»
Parole analoghe furono pronunciate, sempre da Benedetto XVI, proprio il giorno dell’assunzione del ministero petrino, il 24 aprile 2005: «Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui.»